Corrispondence and brief communication
August 2007
Sopravvivenza degli adipociti nell’Adipofilling®
Alberto Cavalchini
Due teorie sono state formulate riguardo
all’esito degli autotrapianti di grasso tradizionali: la prima
contempla la progressiva morte cellulare degli adipociti e la loro
sostitituzione da parte di istiociti, che fagocitano i residui
cellulari, con eventuale formazione aggiuntiva di micro cavità
cistiche e di tralci fibrotici. La seconda riconosce la capacità di
sopravvivenza a lungo termine del grasso innestato
La sofferenza dei lobuli impiantati si traduce in una lisi
adipocitaria, con liberazione di acidi grassi e glicerolo, che
possono alterare l’equilibrio osmotico locale e favorire la comparsa
di edema che, a sua volta, peggiora la perfusione capillare settale,
già alterata dall’insulto meccanico del trapianto.
La sofferenza del microcircolo può rappresentare il principale
movente della fibrosi, che è stata documentata istologicamente in
pubblicazioni recenti su prelievi bioptici ottenuti nei mesi
successivi a impianti localizzati di grasso autologo. Tale fibrosi
costituisce l’aspetto più rilevante, insieme alla progressiva
diminuzione volumetrica del grasso impiantato e della qualità
meccanica degli innesti di lobuli adiposi autologhi innestati con
gli interventi tradizionali. Questo risultato è coerente con le
evidenze sperimentali dell’articolo di José Guerrerosantos, Gonzalez
Mendoza et al., pubblicato già nel 1996, che mostravano che
l’aumento del volume dei singoli innesti di grasso autologo, anche
se impiantati al di sotto della fascia sottocutanea profonda,
comportava tanto una sofferenza metabolica degli adipociti delle
porzioni centrali degli innesti, per la loro distanza dal letto
capillare, quanto una ischemizzazione del medesimo per la
compressione esercitata dal grasso.
L’Adipofilling® sembra, all’opposto, ovviare sia macroscopicamente,
sia microscopicamente a tali inconvenienti.
Le immagini istologiche di prelievi di tessuti molli precedentemente
impiantati con la nuova tecnica dell’Adipofilling® fanno bene
apprezzare la vitalità degli adipociti singoli o raggruppati in
poche unità.
References
Latoni J. D., Deirdre M. M. and Wolfe S. A. Overgrowth of fat autotransplanted for correction of localized steroid induced atrophy. Plast. Reconstr. Surg. 106: 1566-1569, 1999.Guerrerosantos J., Gonzalez Mendoza A., Masmela Y. Long term survival of free fat grafts in muscle: an experimental study in rats. Aesth. Plast. Surg. 20:403-408, 1996.
Adipofilling® e trofismo cellulare
Pietro Morini
Dal punto di vista istologico e istochimico l’invecchiamento dei tessuti sottocutanei è rappresentato da un processo biotrofico regressivo, che si evidenzia con: la diminuita contiguità delle membrane adipocitarie, l’aggregazione di cellule scarsamente irrorate, una maggiore fibroistopoiesi in risposta ai fattori stressanti, una rete di capillari rarefatta, frequente stasi di fluidi nella matrice extra cellulare, ma soprattutto dall’espansione degli spazi interstiziali tra cellula a cellula. La condizione d’ipofunzionalità è espressione di una struttura vuota, o meglio privata degli elementi cellulari che ne regolano la primitiva funzione: gli adipociti. L’Adipofilling trasforma il tessuto adiposo ottenuto per liposuzione o chirurgicamente in tessuto cellulare: adipociti vitali, cellule stromali e materiale connettivale. Quando il materiale ottenuto dal procedimento è iniettato appare inizialmente palpabile al tatto nella stessa maniera di un materiale non riassorbibile. Dopo alcuni minuti e un leggero massaggio gli elementi cellulari e connettivali si inseriscono nella trama connettiva contribuendo all’aumento volumetrico dell’area. Quando ciò avviene, la sensazione di edema duro conseguente all’iniezione scompare. La penetrazione e l’integrazione dell’Adipofilling nello stroma consentono al tessuto sottocutaneo di riacquistare in breve tempo la normale consistenza, nonostante l’aumento volumetrico. La differenza tra l’innesto cellulare dell’Adipofilling e quello lobulare del lipofilling sembra riguardare il rapporto del materiale iniettato con lo stroma connettivale. Nel primo caso gli adipociti s’integrano nello stroma, nel secondo caso lo spostano. Le implicazioni vascolari e trofiche sono facilmente intuibili.

